Rinfrescarsi con Caravaggio

“La vocazione di San Matteo” del Caravaggio nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.

A Roma fa un caldo bestiale e ieri sono dovuta passare alla libreria francese a prendere un libro per mia figlia. La libreria è in centro, accanto alla chiesa di San Luigi dei Francesi e mentre uscivo dal negozio sul selciato infuocato, mi sono resa conto di aver bisogno di un po’ di frescura e una bella dose di Caravaggio.

Gli italiani non amano l’aria condizionata e diffidano persino dei ventilatori, temendo di prendersi un colpo d’aria, ma le onnipresenti chiese di Roma offrono una soluzione semplice al problema.

Quando si crepa di caldo rischiando di liquefarsi sui marciapiedi, basta camminare cinquanta metri per trovare una chiesa in cui entrare e godersi il buio, il silenzio e il fresco seduti su un banco di legno. E con un po’ di fortuna, nella chiesa si possono ammirare i dipinti di alcuni dei pittori più famosi della storia. Gratuitamente.

Ma torniamo al Caravaggio… Di tanto in tanto, mi capita di trarre ispirazione da quel passionale ragazzaccio del Barocco che ha portato il realismo nella pittura religiosa.

Così ieri sono entrata nella frescura della chiesa di San Luigi dei Francesi e sono andata diritta verso uno dei miei dipinti preferiti di Caravaggio, “La vocazione di San Matteo”.

L’opera costituisce l’interpretazione di Caravaggio della storia del Vangelo di Matteo, “Gesù vide un uomo chiamato Matteo al banco delle imposte e gli disse: ‘Seguimi’, e Matteo si alzò e lo seguì.”

Ciò che rende Caravaggio tanto speciale è il fatto che il realismo dei suoi dipinti riesce a catturare l’uomo comune (e donne comuni, come me). L’artista usava come modelli ragazzi di strada, ubriaconi e derelitti, vecchie megere, infime prostitute e cortigiane seducenti. I soggetti religiosi dei suoi predecessori avevano una perfezione che nel Caravaggio, lasciava il posto al realismo. Mentre altri (Raffaello, Botticelli, Antonella da Messina) dipingevano belle madonne bionde nell’atto di rimirare paffuti pargoletti dagli occhi azzurri, Caravaggio dipingeva cortigiane scalze dal seno prospero con le unghie dei piedi sporche (vedi il post Caravaggio e le donne). I bambini di Caravaggio sono orfanelli birichini o rampolli di famiglie nobili viziati e pomposi.

Oltre al realismo, i dipinti sono caratterizzati dl suo marchio di fabbrica – il chiaroscuro –drammatico contrasto di luce e ombra usato per enfatizzare i diversi elementi della composizione.

Così, mentre il mio sguardo si posa sulla “Vocazione di San Matteo”, cerco di assorbire tutto e capirne il significato. Caravaggio era un artista arrogante e presuntuoso, sempre pronto alle risse, che ebbe spesso a che fare con la legge. Alla fine dovette lasciare Roma dopo aver ucciso un uomo. Ma possedeva anche un talento innegabile e sapeva dove stavano i soldi – nella chiesa cattolica. Doveva dipingere temi religiosi per soddisfare i mecenati romani, ma lo faceva a modo suo, e funzionava.

Nella “Vocazione di San Matteo”, l’artista mostra Gesù e Pietro che arrivano al banco delle imposte per prelevare Levi (che in seguito diventa Matteo). Sul lato destro del dipinto, si vedono Gesù e Pietro a piedi nudi, con indosso vecchi mantelli, un abbigliamento storicamente appropriato. Tutti gli altri personaggi sono chiaramente contemporanei di Caravaggio (1571-1610).

Gesù punta un dito in direzione di Matteo, come a dire “Seguimi”. La mano di Gesù copia la mano di Adamo sul soffitto della Cappella Sistina mentre riceve la vita da Dio, opera del genio di Michelangelo.

Dio che dà la vita ad Adamo nella “Creazione” di Michelangelo sul soffitto della Cappella Sistina.

E’ quasi come se la mano di Cristo getti una luce nella stanza per illuminare il tetro e squallido banco delle imposte con i suoi impiegati.

Si è molto dibattuto su cui sia Levi, o Matteo. Per tanti storici dell’arte, è l’uomo con la barba che indica se stesso come a dire: “Chi, io?” Ma quando guardo attentamente il dipinto, non mi trovo d’accordo. Secondo me, l’uomo sta indicando la figura curva e in ombra a un capo del tavolo con le mani sporche sulle monete. Credo che l’uomo con la barba stia dicendo: “Lui? Vuoi lui? Quel tipo untuoso che maneggia le monete?” Però io non sono una storica dell’arte, le mia è solo l’opinione di una spettatrice di passaggio.

Sarà perché sono una madre, ma la mia figura preferita è il ragazzo nel mezzo. Sembra un ragazzo ricco e viziato intrappolato in un ambiente lugubre, improvvisamente illuminato dalla presenza di Cristo.

Dettaglio del ragazzo nella “Vocazione di San Matteo” del Caravaggio.

Adoro il nasino rosso e le labbra increspate, la blusa frivola con strisce di velluto e la piuma sul cappello, le dita morbide e paffute in contrasto con le mani sudicie e grinzose dell’impiegato. Cerca di apparire disinvolto, poggia il gomito sulla spalla dell’uomo accanto a lui come a darsi delle arie, ma i suoi occhi tradiscono insicurezza. In fondo è solo un bambino innocente incastrato nel mezzo, da quale parte andrà?

Quel ragazzo mi ricorda i ragazzi in un altro dei miei dipinti preferiti di Caravaggio – “I bari”, ma parlerò di questo in un altro post. Il lavoro mi chiama, devo rituffarmi nella canicola e tornare in ufficio.

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Trisha Thomas
Trisha is a TV journalist working for AP TV News in Rome. She is married to an Italian and is a Mamma of three.

2 Comments

  1. Ravecca Massimo
    2013/09/22

    E’ probabile che Matteo sia il ragazzo all’estrema sinistra del quadro. Perché così aumenterebbe il gioco di specchi, la ricorsività dell’opera. Caravaggio prende spunto dalla Creazione d’Adamo di Michelangelo. Gesù riprende il gesto della mano, imitato da Pietro, imitato dal signore con la barba, che infine indica il futuro Apostolo ancora ignaro. La ricorsività, il gioco di specchi è il sigillo del genio. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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    • Trisha Thomas
      Trisha Thomas
      2013/09/22

      Grazie Massimo per questo interessantissimo commento spiegando il quadro di Caravaggio. Dovrei ritornare a guardarlo in persona con i suoi commenti in mente.

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